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5月13日
una divertente storiella per far tornare il buon umore a tutti quelli ke come me stanno attraversando un periodo stressante in attesa dell'estate...
Tant ma tant temp ago, ce stava ‘na little Cappucciett Red. One mattin her mamma dissed:”Dear Cappucciett, take this cest to the nonn but warning to the lup that is very ma very kattiv! And torn prest! Good luck! And in boc at the lup!”. Cappucciett didn’t capl very well this ultim thing but went away, da sol, with the cest.
Cammining cammining, in the cuor of the forest, at a cert punt she incontered the lup, who dissed: “Hi! Piccula piezz’e girl! ‘Ndove do you go?”. “To the nonn with this little cest, which is little but it is full of a sacc of chocolate and biscots and panetons and more, more, more and mirtills” she dissed. “Ah, mannagg ‘a maruschella (maybe an expression com: what a cul that I had)” dissed the lup, with a fium of saliv out of the bocc. And so the lup dissed: “Beh, now I dev andar because the telephonin is squilling, sorry.” And the lup went away, but not very away, but to the nonn’s house.
Cappucciett Red, who was very ma very lent, lent un casin, continued for her sentier in the forest. The lup arrived at the house, suoned the campanel, entered, and, after saluting the nonn, magned her in a boccon.
Then, after sputing the dentier, he indossed the ridicol night berret and fikked himselfin the let. When Cappucciett Red came to the fint nonn’s house, suoned and entered. But when the little and a bit stupid girl saw the nonn (non was the nonn, but the lup, ricord!) dissed: “But nonn, why do you stay in let?” And the nonn-lup: “Oh, I’ve stort my cavigl doing aerobics!” “Oh, poor nonn!”, said Cappucciett (she was more than a bit stupid, I think, wasn’t she?). Then she dissed: “But… what big okks do you have? Do you bisogn some collir?” “Oh, no! It’s for see you better, my dear (stupid) little girl” dissed the nonn-lup. Then Cappucciett, who was more dur than a block of marm: “But what big oreks do you have, do you have the orekkions?” And the nonn-lup: “Oh, no! It is to ascolt you better” And Cappucciett (that I think was now really rincoglionited) said: “But what big dents do you have!”
And the lup, that at this point wanted to dir: “Cossi ti mai?” (maybe an expression com: to buy to you the little machine, never?) dissed: it is to magn you better! And magned really tutt quant the poor little red girl.
But (ta dah!) out of the house a simpatic, curious and innocent cacciator of frodo (maybe a city near there) sented all and dissed: “Accident! A lup! Its pellicc vals a sac of solds. And so, spinted only for the compassion for the little girl, butted a terr the kils of volps, fringuells and conigls that he had ammazzed till that moment, imbracced the fucil, entered in the stanz and killed the lup. Then quarced his panz (being attent not to rovin the pellicc) and tired fora the nonn (still viv) and Cappucciett (still rincoglionited). | 4月1日
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C’era una volta una signora che nella notte del suo compleanno, dopo aver festeggiato con gli amici, dovette correre all’ospedale per dare alla luce una bambina (già protagonista e calcolatrice, aveva scelto per nascere un giorno facile da ricordare)… la zia e la nonna pregavano Sant’Anna nel reparto maternità ed entrambe ebbero l’impressione ke la statua sorridesse perciò al suo nome già scelto se ne aggiunse un altro… il cugino pensava che la sua nascita fosse il solito pesce d’aprile. ..Tutti erano felici attorno a quel letto d’ospedale stringendo il primo fagottino rosa della famiglia…
Da quella notte sono passati 18 anni, la bimba è cresciuta, ora è maggiorenne, per la legge è responsabile delle sue azioni, può votare, può guidare e tra poco dovrà sostenere l’esame di maturità…
Gli anni sono trascorsi veloci…le dicevano ke a volte pensava e parlava come una persona grande, altre ke piangeva come una bambina, si arrabbiava se la chiamavano signorina perché lei non doveva crescere mai, non doveva cambiare mai… ma ora forse è cresciuta… compiere 18 anni non significa cambiare, vedere il mondo da un lato diverso, smettere di fare e pensare come prima, significa semplicemente essere cresciuti, essere ritenuti responsabili a livello legale, non sentire più quella frase <quando avrai 18 anni potrai fare quello che vuoi> perché sei capace di renderti conto ke quello ke vuoi forse non è ciò ke sempre ti hanno vietato…
Qualche volta la bimba ripensa a tutto ciò ke è stato fino a questo momento… in fondo la sua vita non è cambiata moltissimo nel corso degli anni: è sempre testarda e ama essere circondata da amici, il suo colore preferito è sempre il rosa, ama ancora la danza, le sue amiche sono le stesse di sempre e i suoi vestiti seguono sempre lo stesso stile… forse è solo cambiata molto fisicamente dato ke prima era alta e robusta ora magra e bassa :D (non voglio servirvi le battute su un piatto d’argento, anke l’intelligenza è cresciuta!)…
Ora la bimba è a Parigi ma non poteva certo trascurare il suo blog in un giorno così importante, così ha trovato un modo per aggiornarlo, per augurarsi (da sola) che la fiaba della sua vita possa ogni giorno terminare con <e vissero tutti felici e contenti>...
  
| 1月29日
Il 29 dicembre 1979, il fisico Edward Lorenz presentò alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science, una relazione in cui ipotizzava come il battito delle ali di una farfalla in Brasile, a séguito di una catena di eventi, potesse provocare una tromba d’aria nel Texas. L’insolita quanto suggestiva relazione, diede il nome al cosiddetto butterfly effect, effetto farfalla.
E’ una secca giornata estiva. Un uomo passeggia in un bosco per godersi un pò di fresco. Dopo aver fumato una sigaretta, getta il mozzicone in una piccola radura. Il mozzicone cade su un fazzoletto di carta gettato da un villeggiante (tanto la carta non inquina!). Il fazzoletto prende fuoco e trova facile esca in un arbusto secco, ucciso da un coleottero. L’arbusto prende fuoco. Le fiamme si levano più alte. C’è un leggero venticello. Qualche scintilla e prende fuoco un arbusto lì vicino. Il fuoco, attizzato dal vento, si propaga ad altri tre alberi. Ognuno dei quattro alberi in fiamme ne incendia altri quattro: gli alberi in fiamme diventano 20, poi 100 e poco dopo tutto il bosco è in preda alle fiamme. Tutto questo per un piccolo parassita che ha ucciso un piccolo arbusto e per un mozzicone di sigaretta caduto su un fazzoletto usato.
In effetti, Alan Turing, in un suo saggio del 1950: Macchine calcolatrici e intelligenza, anticipava il futuro "effetto farfalla"... «Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato, potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza»
L’effetto farfalla (l'espressione metaforica della Teoria del Caos), in conclusione, sottolinea come nella maggior parte dei sistemi biologici, chimici, fisici, economici e sociali, esistano degli elementi che, apparentemente insignificanti, sono in grado, interagendo fra loro, di propagarsi e amplificarsi provocando effetti catastrofici. Questi elementi, e perché trascurati, e perché imprevedibili, e perché non individuabili, costituiscono il dilemma del nostro secolo giacché, come abbiamo visto, possono condurci a conclusioni errate.
Tempo fa vidi un film molto bello chiamato appunto "butterfly effect" (che spero di rivedere presto perchè non ne vidi la fine) e questo fenomeno mi interessò molto dato che si inserisce perfettamente in fenomeni che avvengono nella vita di tutti i giorni e interessano un pò tutti, per questo ho deciso di inserire questo l'intervento nel blog.
Grazie di aver letto...
 | 12月30日
Un giorno un uomo, il figlio e l’asino si recavano al mercato, camminavano tranquillamente parlando del più e del meno. la gente li guardava e diceva:”quei due hanno l’asino scarico e vanno a piedi”. Il padre disse al figlio:”stanno ridendo di noi, sali sull’asino”.
Il figlio fece un salto sull’asino. Dopo un po’ altre persone cominciarono a bisbigliare”guarda quel giovane è in groppa all’asino, mente il padre anziano va a piedi”
Il padre meravigliato si rivolse al figlio dicendo “hai sentito figlio mio! Scendi dall’asino che salgo io”. Continuano la strada incontrano altre persone che ridendo dicono ad alta voce :”Guarda che roba, il figlio mingherlino cammina a piedi e il padre grande e grosso è sopra l’asino”.
Il povero padre non sapendo più cosa fare si rivolge al figlio dicendo:” Anche così non va. Proviamo l’ultima. Scendiamo e carichiamo sulle spalle l’asino, forse è la cosa più giusta”Ma giunti quasi al mercato incrociano un gruppo di persone che disgustati urlano:” Povero asino! Lo vogliono proprio ammazzare, sono dei pazzi, crudeli, senza scrupoli”
| 11月9日
La Follia decise di invitare i suoi amici a prendere un caffè da lei. Dopo il caffè, la Follia propose: "Si gioca a nascondino?". "Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità. "Nascondino è un gioco. Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare, cercherò e il primo che troverò sarà il prossimo a contare". Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia. "1.. 2.. 3.. - la Follia cominciò a contare. La Fretta si nascose per prima, dove le capitò. La Timidezza, timida come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse in mezzo al giardino. La Tristezza cominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per nascondersi. L' Invidia si unì al Trionfo e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia continuava a contare mentre i suoi amici si nascondevano. La Disperazione era disperata vedendo che la Follia era gia a novantanove. CENTO! - gridò la Follia - Comincerò a cercare." La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide il Dubbio sopra un recinto che non sapeva da quale lato si sarebbe meglio nascosto. E così di seguito scoprì la Gioia, la Tristezza, la Timidezza. Quando tutti erano riuniti, la Curiosità domandò: "Dov'è L'Amore?". Nessuno l'aveva visto. La Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, nei fiumi sotto le rocce. Ma non trovò l'Amore. Cercando da tutte le parti, la Follia vide un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò cercare tra i rami, allorché ad un tratto sentì un grido. Era l'Amore, che gridava perché una spina gli aveva forato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò, implorò l'Amore per avere il suo perdono e arrivò fino a promettergli di seguirlo per sempre. L'Amore accettò le scuse. Oggi, l' Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre. |
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